Dove sono i tamponi che ci spettano?

Nella circolare 0011715 del 03/04/2020-DGPRE-DGPRE-P si parla di come secondo  l’OMS,  sebbene  l’impiego  di  kit  commerciali  di  diagnosi  rapida  virologica  sia auspicabile e rappresenti un’esigenza in situazioni di emergenza come quella attuale, gli approcci diagnostici  al momento  tecnicamente  più  vantaggiosi,  attendibili  e  disponibili  rimangono  quelli basati  sul  rilevamento  del  virus  in  secrezioni  respiratorie  attraverso  metodi  di  RT-PCR  per amplificazione di geni virali espressi durante l’infezione da SARS-CoV-2.

Questa dicitura mi fa riflettere su due concetti:

Il primo è che la grande pubblicità fatta a scapito dei test rapidi sierologici come metodica di screening è stata tutta una falsa in quanto la stessa OMS li tiene in considerazione e li ritiene auspicabili, addirittura suggerendo delle marche e specificando che in ogni caso tutte debbano ovviamente avere la certificazione CE.

La seconda è che sicuramente a nessuno è chiaro il concetto che anche a parità di tecnologia, ovvero anche quando per i sierologici si potrà avere una metodica quantitativa quindi non più i test rapidi ma metodiche tecnicamente più precise e avanzate per la valutazione del titolo anticorpale nessuna metodica potrà sostituire l’altra. Ovvero il test sierologico non dovrebbe mai essere paragonato o sostituito al tampone in quanto eseguono due tipi di indagine differente. Tuttavia liquidarlo con semplicità prediligendo i tamponi “non disponibili” è assolutamente sbagliato in quanto in diagnostica il sierologico rappresenta un grande aiuto meno costoso più disponibile e più facilmente accessibile a tutti.

Per una valutazione corretta e accurata e per una diagnosi è necessario abbinare al test sierologico il tampone.

Col il test sierologico si vede la presenza di anticorpi mentre il tampone verifica la presenza del genoma virale quindi dell’infezione in atto.

In caso di infezione passata il tampone può uscire negativo e solo il test sierologico ovvero il rilevamento del titolo anticorpale delle IgG ci potrà dare informazioni sull’infezione avuta, viceversa la presenza di IgG che può emergere dal test sierologico non mette al sicuro dalla possibilità di essere ancora infettivi certezza che solo il tampone può dare.

Una volta stabilito che le due metodiche devono più o meno andare di passo, per ognuno di noi l’impatto con la realtà è stato ben diverso. L’informazione becera ha creato un divario tra test sierologico e tampone come se fossero due metodiche antagoniste delle quali una meno attendibile e l’altra risolutiva, tutto questo parlarne è stato da subito un diversivo per non farci pensare a quale criterio scanzonato stessero applicando per lo screening di popolazione.

Ammesso che come metodica sierologica ad oggi abbiamo solo le qualitative o semiqualitative non c è nessun motivo per considerarla non valida soprattutto se abbinata a tampone, anzi è l’unico modo per fare diagnosi vera.

Il problema è che non hanno modo di fare tamponi!!

Di qui due domande:

Perché i tamponi non vengono fatti, i soldi investiti per le task force per le app non era meglio spenderceli in diagnostica?
Perché non si preoccupano di ottenere i reagenti per i tamponi?

Non ho modo di rispondere a nessuna delle due domande ma posso dire che il criterio con cui viene secondo la circolare del 3 Aprile stabilita la priorità del diritto di accesso ai tamponi è strana.

Al di la delle aziende  rispetto alla quali ancora non hanno ben capito che per riaprire tutti i dipendenti dovrebbero aver diritto a test sierologico e che chi esce positivo dovrebbe fare tampone, sebbene io sia  in accordo con il dare priorità ai sintomatici alle persone a rischio e al personale sanitario ritengo gravissimo ignorare i conviventi e il nucleo familiare di pazienti positivi, e  ignorare chi presenta solo alcuni e non tutti i sintomi in quanto tutte le malattie presentano più sintomi e non è detto che per averle una persona debba per forza presentare tutti i sintomi come una lista della spesa.

Nel procedere lento con cui si verificano le chiamate di risposta ai tamponi c è di fondo una disorganizzazione non solo dovuta all’essenza dei reagenti che non si sa che fine hanno fatto, ma anche l’aver voluto a tutti i costi selezionare poche strutture “amiche” che per quanto lavorino h24 sono a corto di personale e di macchinari per poter screenare tutta la popolazione, forse in uno stato di emergenza cosi grande sarebbe stato auspicabile dare la possibilità a tutte le strutture con i requisiti idonei per la biologia molecolare di poter agire, questo avrebbe evitato di intasare il sistema e avrebbe dato possibilità di avere risposte ai tamponi anche dopo un giorno e forse di fare molti più tamponi evitando questo collo di bottiglia. 

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