La dura vita del bancario

Oggi propongo un interessante articolo che mi ha inviato una funzionaria di banca in cui viene messa in luce la difficile situazione in cui si sono ritrovati durante il covid! cercando di far fronte alle varie richieste di aziende, imprese e  privati si sono trovati  perennemente insultati dai clienti e guidati da uno stato non all’altezza. Alle banche è stato chiesto un “Atto d’amore” ma ai  dipendenti non è stato fornito il tempo necessario ne le  istruzioni su come farsi prendere dall’amore. 

Il bancario ai tempi del Corona virus è di fatto dimenticato da tutti,  non viene citato in nessun articolo di giornale e mai nominato tra le persone che hanno continuato a lavorare durante la pandemia, garantendo in primis un servizio al cliente e dando un supporto anche psicologico sia a privati che ad aziende, gli uni e gli altri esasperati dalla situazione paradossale e drammatica che si sono trovati a subire. Abbiamo gestito in silenzio situazioni difficili quanto rischiose, accusati di non mettere a disposizione le somme di denaro, garantite dallo Stato, con la stessa immediatezza decantata in ogni apparizione televisiva dai nostri ministri, chiedendo per giunta decine di documenti alle imprese. Di immediato e automatico nel nostro iter operativo v’è stato ben poco rispetto a ciò che si leggeva sui giornali e si ascoltava in tv.
La prima volta che ho letto il famoso DL Cura Italia mi sono spaventata per la complessità del testo: lungo e incomprensibile.Inizialmente abbiamo gestito l’art 56, quello della moratoria, il lavoro è stato duro ma il processo era semplice: tutto veniva sospeso fino a fine settembre, due click ed il gioco era fatto, risultato: migliaia di moratorie eseguite in pochissimi giorni. Poi sono arrivati i giorni bui, del DL Liquidità, art. 13 lettere M,C,E,N… e chi più ne ha più ne metta… il caos, articoli incomprensibili, processi operativi che cambiavano tutti i giorni per adeguarci alle spiegazioni e alle delucidazioni che il MEF ci mandava,  decine di richieste di spiegazioni su regole non chiare, codici ateco  rientranti e non, bilanci da raccogliere, allegati necessari al Fondo Centrale di Garanzia, spesso cambiati in corsa, implementati e poi sostituiti o addirittura tolti. Su tutto ciò la spada di Damocle del penale sulla testa del deliberante. In tutta questa bagarre la colpa per le mancate erogazioni ricadeva sulla banca incapace di compiere “l’atto d’amore”.Però la reputazione è troppo importante, la reputazione andava salvata, quindi è iniziata la corsa forsennata, con l’invenzione di processi “veloci”, per portare in erogazione più pratiche possibili.Centinaia e centinaia di pratiche istruite, deliberate ed erogate, ma anche qui di automatico nulla! A fare da cornice a tutto questo, l’ABI, incapace di tutelare la credibilità del sistema bancario e comunicare che spesso le colpe erano da ricercare altrove.  Certo, la Banca  dal canto suo non ha snellito un processo già troppo penalizzato dalla burocrazia, ma non possiamo dimenticare che ha operato in un contesto che già da solo nasceva poco chiaro perché sconosciuto.Ecco, in queste poche righe spero di aver fatto luce su quella che è stata la vita del bancario in questi ultimi tre mesi, tutt’altro che semplice e distesa, tra clienti disperati che si aspettano un sostegno concreto e pressioni quotidiane dagli alti vertici della banca per i quali, si sa, non c’è lockdown che tenga!

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