I laboratori privati, gli speculatori d’Italia

Continua imperterrito l’attacco alle strutture private accreditate, prima siamo stati accusati di speculare sul dolore attraverso l’utilizzo di diabolici test sierologici non validi, poi una volta capito che la diagnostica clinica utilizza la sierologia per tutti i virus e che i test sono validati e utilizzabili hanno stabilito che farli pagare al pubblico era davvero una follia, nella loro testa noi che siamo privati avremmo dovuto regalarli mentre loro non erano in grado nemmeno di fare un tampone ai sintomatici, e così nasce una circolare della regione con un prezzo consigliato-imposto senza considerare il rischio, i costi elevatissimi da noi sostenuti, il personale ecc, ecco l’imposizione statalista del prezzo,  in un paese dove il mercato dovrebbe essere tendenzialmente libero e nel quale il consumatore dovrebbe poter scegliere di pagare o meno una certa cifra. Poi i Laboratori privati hanno avuto l’imposizione di rimanere aperti durante i più feroci momenti di lockdown quindi di mantenere tutta la baracca mentre i cittadini avevano divieto assoluto di uscire di casa se non per medicina di urgenza per la quale usualmente si va al pronto soccorso.  

Quindi dopo averci fatto stare aperti suggerendo però alle persone di non venire, oggi si accorgono come già avevo specificato nel mio articolo “I pazienti dimenticati” che la gente è rimasta a morire a casa terrorizzata da una stato padrone che ha suggerito di non andare a curarsi se il problema non fosse grave presupponendo quindi che un normale cittadino magari nemmeno troppo erudito potesse fare dell’autodiagnosi per capire la gravità del problema e decidere se e quando fare un consulto. Cosi ad oggi ci troviamo con un calo di diagnosi pari a più della metà soprattutto per i pazienti oncologici. Ed ecco la pensata…

Perché non fare un bel DAC esattamente il numero 71/2020.

Il decreto imposto e già reso operativo senza alcun preavviso, precisamente parla dell’apertura del nomenclatore tariffario alle strutture accreditate anche per il regime ambulatoriale ovvero impone che anche le visite specialistiche diventino accreditate senza però aumentare il budget che la regione mette a disposizione dei laboratori. Ovvero “ IL PROVVEDIMENTO NON COMPORTA ULTERIORI ONERI A CARICO DEL BILANCIO REGIONALE”. In poche parole avendo loro nel pubblico accumulato tutte le visite che hanno deciso di non fare durante il covid impongono di farle ai privati accreditati senza ampliare il budget.

Cosa significa?

Immaginate di avere 10 euro per dieci persone e poi di avere 10 euro per 20 persone l’unica cosa che si possa fare è dare meno a ognuno di loro. L’allargamento del pannello prestazionale, non sostenuto da un corrispondente finanziamento non comporterà alcun beneficio per gli utenti del Servizio Regionale, ma anzi creerà una inevitabile limitazione della libertà di scelta dei cittadini e un aggravamento delle liste d’attesa nonché la fine precoce del budget e la necessità di dover offrire in privato molte prestazioni di tipo diagnostico che usualmente svolgono con SSN. Appare infatti intuitivo che l’invarianza di budget comporterà per le strutture la necessità di riprogrammare l’intera attività, al fine di modulare la gestione prestazionale e consentire di spalmare il budget sino alla fine dell’anno, ciò condurrà ad un contingentamento degli accessi, con la creazione di liste d’attesa anche per la prestazione ad accesso diretto, come quelle della patologia clinica. La necessità di un ricorso nella speranza di essere ascoltati ci vede ancora protagonisti di una lotta in difesa della categoria, una categoria bisfrattata solo perché offre prestazioni mediche anche in regime privatistico come se fare il medico non fosse una professione e come se i medici non avessero  bisogno di essere pagati ma potessero vivere di sola aria. Inoltre parliamo di un paese in cui come dimostrato dall’emergenza covid il pubblico non è assolutamente in grado di far sparire la nostra categoria perché non riesce a far fronte alle necessità del paese, eravamo noi i primi ad aver messo a disposizione i sierologici eravamo noi gli unici ad aver continuato l’assistenza ambulatoriale. La spiacevole sensazione che tutto questo non venga mai considerato ci impone la necessità di un ricorso che sono sicura ci vedrà nuovamente vincere con poca soddisfazione e tanta amarezza.

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